15 12 2016

Diario di bordo 15 dicembre 2016

Gli umori dell’indiano

Il vento è calato, lasciando però una grossa onda che in certi momenti sembra persino più grande. Ci sono solo 30 /35 nodi di vento, sembra ironico dire solo, ma questi sono i parametri da queste parti.

La depressione di questi due giorni è stata, con certezza,  la più grossa che abbiamo preso dalla fine dell’Atlantico sin qua. L’ Indiano ha picchiato duro, da ovest ad est, malmenando anche la flotta Vendée Globe distribuita su tutta la longitudine, costringendo addirittura qualcuno a mettersi alla k, cosa molto rara nella Vendée, e qualcun altro come Jean-Pierre DICK a risalire fino allo stretto di Bass per evitare  la parte più “calda ” della depressione.

Noi abbiamo avuto la nostra razione che si è manifestata con tutta la potenza che gli regala la sua fama. Davanti al fronte abbiamo navigato bene con onda maneggevole e abbastanza veloci, il passaggio del  fronte è  stato violento con raffiche oltre i 50 nodi su un mare che incominciava a sollevarsi in verticale. Dopo il fronte e per tutta notte i groppi si sono susseguiti, per ore e ore,  su un vento medio di 40 nodi con potenti rinforzi dopo la strambata. Il vero problema è stato che il vento era molto di traverso all’onda costringendoci a navigare con l’onda molto di fianco che ingrossandosi e frangendo si faceva seriamente insidiosa.

Nel momento in cui è stato necessario rallentare un po’ abbiamo preso, per la prima volta da quando navigo su questa barca, la quarta mano alla randa (porzione di riduzione di tela) che si riduce ad un fazzoletto di tela delle dimensioni della randa di un optimist,e con la sola trinca a prua abbiamo spesso sorpassato i 20 nodi. In queste circostanze Italia, quando  rallenta sulla cresta dell’ onda, ha necessità di avere entrambi i timoni abbassati per agevolare il pilota che con la poca superficie di una sola pala di timone, nel breve momento del quasi stallo, fa  seriamente fatica a correggere e riportare la barca in rotta.

Il timone sopravvento è quello che sforza di più e per evitare questo, da dopo la riparazione,  è rimasto sollevato per tutta la burrasca. Ciò malgrado, con la poca randa, Italia se la cavava benone, poi stanotte, col calare un po’ del vento, l’onda era diventata veramente grossa, una più grossa delle altre ci ha preso al giardinetto (spigolo di poppa). Italia è partita in supervelocità orzando, poi ha disceso tutta l’onda poggiando energicamente….Troppo.

Da dentro ho subito intuito che il pilota non ce l’avrebbe fatta, Italia ha strambato da sola e si è sdraiata di fianco e di  traverso al mare, con le vele a collo (controvento dalla parte sbagliata). Sono schizzato fuori e in quella posizione passiva, l’onda ci stava già frangendo addosso, ho aperto il carrello, ma non ne ha voluto sapere… Ho dovuto lascare la scotta trinca  che avevo preso a collo sullo strallo (cavo che tiene l’ albero in  senso longitudinale) della tormentina, la vela è partita impazzita, sotto oltre 40 nodi di vento, e quando sono riuscito a domarla si era già strappata sulla base.

Ho rimesso la barca in rotta e sono andato a prua  per constatare l’entità del danno e preparare la  tormentina da tempesta per sostituire temporaneamente la trinca. Sul ponte, freddo a parte, non era molto “salutare ” rimanerci a lungo, ma ho potuto fare due manovre provvisorie  per evitare che la trinca continuasse a strapparsi. Così ho evitato  la manovra delicata del cambio di vela.

Mentre tornavo in pozzetto avvinghiato alla Life Line  (cavo al quale si è vincolati per non cadere fuoribordo) per contrastare le partenze in surf  ho guardato di poppa, sotto la luce di una  luna piena che  illuminava  quasi a giorno il “campo di battaglia “esaltando il bianco delle creste frangenti ovunque. Ho alzato lo sguardo attorno a me, le onde enormi verso il cielo dietro di noi,  una scena che mi è apparsa apocalittica.

“Cosa ci facciamo da soli io e Italia  qua”, in mezzo a tanta potenza,  tra queste onde  e i 40 ruggiscono  nel cuore di una notte australe. Mi sono detto  che questi luoghi ti marchiano a fuoco l’anima.


Sono tornato dabbasso, ho preparato una calda tazza di tè, ho cambiato qualche indumento bagnato e con la cerata indosso e con sopra il sacco a pelo ho dormito e sognato per ben tre ore; interrompendo soltanto pochi minuti per ora, per zittire l’allarme della sveglia e fare una rapida verifica generale. Attendiamo tra oggi e domani un  deciso calo del vento e dell’onda per organizzarci in modalità veleria da riparazione.

La trinca è una vela molto importante in questo viaggio quindi necessita di un’attenta ed efficace riparazione. Ci siamo sentiti per telefono con Giovanni Sanfelice della North Sails per un consulto su una riparazione ottimale. 

Il sonno ristoratore rimette in ordine le idee. Gaetano e Italia proseguono  verso l’Australia con rinnovata energia e più motivati che mai.

Ciao a tutti
Gaetano e Italia

  • Donatello Martis

    Gaetano, con il diario di bordo ordierno mi fai capire la potenza e l’energia di un oceano così insioso. Sei un grandissimo, Forza Paris Gaetano & Italia!!!! un saluto da Oristano

  • Matteo Superfive

    Incredibile Gaetano….il tuo diario ormai è diventato come la mia ninna nanna. Leggo , ti penso e stringo forte in un incredibile incoraggiamento ( vorrei sentissi quanto ) , spengo la luce e …. sogno !!! Forza Capitano, portala a casa e doma quei 40 ruggenti.

  • Alessandro Cioni

    Grande Gaetano..il diario è incredibile ,mi fà sognare,avanti così Capitano